Il Medioevo in Romania inizia con il ritiro dei Romani. Dovendo fronteggiare continue invasioni di Goti e Carpi, l'amministrazione romana si ritirò dalla provincia della Dacia Traiana abbandonando le ultime posizioni a nord del Danubio durante l'impero di Aureliano (270-275).
Il ritiro dei Romani diede l'opportunità alle popolazioni ai confini dell'Impero Romano di occupare le aree lasciate dalle legioni romane, dando origine a quelle comunemente indicate come Invasioni barbariche, che in Europa separano l'antichità dal medioevo.

Questo periodo viene ulteriormente suddiviso in due fasi. La prima fase, dal 300 al 500, vide la migrazione delle tribù Germaniche (Ostrogoti, Visigoti, Burgundi, Svevi, Alamanni Marcomanni) a seguito dell'invasione degli Unni dalla Mongolia verso l'Europa occidentale e si completò con l'insediamento di queste popolazioni nell'area del precedente Impero Romano d'Occidente. Per quanto riguarda la Romania, nel 450 entrò a far parte del regno di Attila (406 - 453).

La seconda fase, tra il 500 ed il 900, vide la riorganizzazione delle tribù dell'Europa dell'Est al termine dell'espansione degli Unni, con una progressiva predominanza nell'area da parte degli Slavi. In particolare, gli Unni in Pannonia furono soppiantati dalla tribù Germanica dei Gepidi (454–567), sconfitti a loro volta nel 567 dagli Avari, aprendo la strada per una massiccia avanzata degli Slavi nella regione.
L'ultimo periodo di questa fase vide lo stabilirsi in Pannonia dei Magiari nel 896, sotto la guida di Árpád (850 - 907). L'insediamento degli ungheresi nel bacino dei Carpazi ottenne l'approvazione dal Papa Silvestro II nel 1001, con l'incoronazione di Stefano I di Ungheria come Re Cristiano d'Europa.
L'Impero Bizantino controllò di tanto in tanto l'attuale territorio della Dobrogea, (come durante l'impero di Giustiniano nel VI secolo o durante gli imperatori della dinastia Macedone nel IX e X secolo), ma questa era una frontiera difficile da difendere a causa delle continue invasioni da nord. Nel 971 l'Impero Bizantino ristabilì il suo controllo a nord del Danubio, costituendo con la Dobrogea la provincia di Paristrion tra il 971 ed il 1204.
I Romeni a sud del Danubio furono i primi ad essere citati nelle fonti storiche del X secolo come Vlahi o Blahi (Valacchi); questo nome dato dalle popolazioni di origine non romana che li circondavano indicavano che parlavano una lingua di origine romanza.
Sulla nascita della lingua rumena vi sono diverse ipotesi, anche se la più comune la considera frutto di una lunga evoluzione a partire dal latino volgare parlato dalle popolazioni dopo il ritiro dei romani. Anche per quanto riguarda questa ipotesi, alcuni considerano questa evoluzione maturata all'interno delle popolazioni della Provincia della Dacia, eventualmente a seguito della massiccia introduzioni di coloni; altri, considerano la reintroduzione della cultura latina come portata da popolazioni provenienti dal sud del Danubio dopo la fase più turbolenta delle invasioni barbariche. Un'impostazione completamente diversa vede il Romeno come risultato dell'evoluzione indipendente della lingua dei Daci a partire dalla comune radice indo-europea con il Latino.
Il processo di formazione della lingua rumena terminò alla fine del primo millennio. La struttura grammaticale del rumeno è Latino ed è formato da una base lessicale del 60% di parole latine, alla quale si aggiungono parole che vengono dal substrato dei Daci e un 15-20% di parole Slave.
Quando il processo di formazione della popolazione Romena fù completato, questa emerse come una popolazione Christiana. I Romeni appartenevano alla religione Ortodossa ed adottarono l'Antico slavo ecclesiastico come linguaggio di culto.
Questa evoluzione fu resa possibile dal lavoro dei santi Cirillo (827 - 869) e Metodio (826 - 885), che tradussero la Bibbia e molti libri di preghiera in Slavo creando l'alfabeto cirillico e furono mandati dall'imperatore bizantino Michele III (842 - 847) ad evangelizzare gli Slavi in Pannonia e Moravia.