Durante
gli anni 1960, la Romania iniziò un processo di progressiva indipendenza
dall'Unione Sovietica. Nel 1965 divenne capo del partito comunista
Nicolae Ceauşescu, diventando nel 1967 capo di stato. La condanna
di Ceauşescu dell'invasione della Cecoslovachia nel 1968 da parte dei
sovietici ed un allentamento della repressione politica all'interno favorì
la sua immagine anche all'estero, garantendo una certa tolleranza verso un
regime che alla fine degli anni '70, era tornato ad essere sempre di più
rigido in patria in termini di austerità e repressione politica,
nonostante la rapida crescita economica favorita dai crediti esteri.
Anche grazie al crollo del comunismo nell'Est Europa nella seconda metà del 1989, la protesta che scoppiò per la rimozione di un ministro ungherese a Timişoara a metà dicembre si trasformò in una protesta nazionale contro Ceauşescu, fino alla sua deposizione il 22 dicembre 1989 ed esecuzione il 25 dicembre.
A Ceauşescu successe Ion Iliescu a capo di una coalizione politica chiamata Fronte di Salvezza Nazionale. Nel paese venne ripristinata la democrazia ed il partito comunista fu messo fuori legge. Nuove elezioni parlamentari e presidenziali si tennero il 20 maggio, 1990, con Iliescu che ottenne l'85% delle preferenze come Presidente, il Fronte di Salvezza Nazionale ottenne due terzi dei posti in parlamento e come Primo Ministro venne nominato Petre Roman, professore universitario.
Per protestare contro la forte presenza di ex-comunisti nel governo, nell'aprile 1990 si ebbero nuove proteste con l'occupazione della Piazza dell'Università dei giovani a Bucarest, ma due mesi più tardi i protestanti si scontrarono duramente con i minatori della valle di Jiu accorsi nella capitale su richiesta di Iliescu. Il ritorno dei minatori a Bucarest alla fine di settembre del 1991 per protestare contro il livello dei salari portò alla caduta del governo di Petre Roman, sostituito dal governo tecnico di Theodor Stolojan che preparò le nuove elezioni.
A seguito dell'approvazione tramite un referendum popolare, nel dicembre 1991 fu emanata una nuova costituzione redatta dal Parlamento e nel settembre 1992 il presidente Iliescu vinse con una grande maggioranza un nuovo mandato. Nel novembre 1992 fu formato un governo tecnico presieduto dall'economista Nicolae Văcăroiu grazie al supporto in Parlamento di due partiti nazionalisti (PUNR e PRM) ed un partito ex-comunista (PSM). Iliescu fu sconfitto alla nomina di Presidente dalla coalizione elettorale Convenzione Democratica guidata da Emil Constantinescu e Victor Ciorbea fu nominato Primo Ministro. Ciorbea rimase in carica fino a marzo 1998, quando fu sostituito da Radu Vasile. Nelle elezioni del 2000 Iliescu torno a vincere con il suo Partito Socialdemocratico, con Adrian Năstase nominato premier. Attualmente Traian Băsescu è Presidente e Călin Popescu Tăriceanu è Primo Ministro.
La Romania è membro dell'Unione Europea dal 1° gennaio 2007.